TRA EUROSUICIDIO E SPERANZA
- Gianni Votano, Coordinatore Osservatorio DA SUD
- 9 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 15 mar

Sono passati più di trent'anni dalla firma del Trattato di Maastricht in cui si sancivano i criteri di convergenza per l'adozione della moneta unica, la cooperazione su politica estera e di sicurezza Comune, la cooperazione su Giustizia e Affari interni.
In quel Trattato si sanciva anche la denominazione di "Unione Europea" che sostituiva la precedente "Comunità Europea".
Negli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore (avvenuta per l'esattezza il 7 Febbraio 1992) molte erano le aspettative positive che secondo i politici, gli analisti e i più importanti commentatori l'Unione avrebbe prodotto concretamente a favore di tutte le classi sociali.
Purtroppo, a distanza di circa trent'anni, possiamo constatare che questo
miglioramento non c'è stato, anzi c'è stato un grave peggioramento.
Numerosi studiosi giustificano il mancato raggiungimento degli obiettivi di progresso e stabilità promessi come una conseguenza di varie concause geopolitiche imprevedibili, verificatesi in concomitanza con il progetto europeo: la crescita dei colossi BRICS, la crisi finanziaria dei mutui subprime del 2007/8 e poi del debito sovrano del 2011/12, le diffidenze tra i paesi europei della sponda mediterranea e della sponda nord-atlantica, senza dimenticare la gravissima crisi pandemica da Covid 19 dal 2020 al 2022.
Gabriele Guzzi, giovane docente di Storia Economica presso l'Università di Cassino, con estrema puntualità e chiarezza nel suo saggio “Eurosuicidio” edito da Fazi propone una tesi diversa, originale e per alcuni versi destabilizzante: il declino economico, industriale, spirituale del nostro continente e la regressione delle sue classi dirigenti sono causate principalmente dalle modalità con cui è stato condotto il processo di unificazione europea per altro rimasto incompiuto.
"L' Unione Europea non è in declino, è la causa del nostro declino" e lo scrive con dati alla mano, tabelle e grafici che gli amanti del genere possono trovare nel suo saggio a corredo dei numerosi paragrafi chiari e scorrevoli come raramente si trovano.
Una bocciatura senza appello quella di Gabriele Guzzi nei confronti della UE, che fa un po' di paura a chi come me è cresciuto nel mito dell'unificazione europea come imperativo morale.
Il timore si amplifica quando acquisti consapevolezza delle ricerche puntuali a base della sua tesi. Si parte dal 1978, dalla famosa lettera informale tra Andreatta e Ciampi che pre-annunciava il divorzio ancora non ufficiale tra Tesoro e Banca d’Italia che poi sarebbe stato sancito con i trattati istitutivi dell’Unione Europea.
Al cuore della critica dell'autore sta la moneta unica e l'ideologia che è stata costruita intorno per giustificarla senza se e senza ma, nonostante le palesi contraddizioni e l’impatto negativo sulle tasche dei cittadini italiani ed europei.
In nome della moneta unica e dei vincoli di Maastricht elaborati per poterla introdurre è stato tutto sacrificato: benessere, sviluppo, giustizia sociale, salute e cultura, tutela dei diritti dei lavoratori. Come non dargli ragione se si pensa alle estenuanti trattative tra Tsipras e la "Troika" (Commissione Europea, BCE, FMI) nel luglio 2015: è rimasto famoso il racconto dei giornalisti circa il gesto che il primo ministro greco avrebbe fatto togliendosi la giacca durante l'Eurosummit tenuto per concordare il salvataggio della Grecia in cambio di misure lacrime e sangue: a notte fonda dopo ore e ore di confronti e richieste, avrebbe offerto la sua giacca agli interlocutori come simbolo del paese che soccombeva alle richieste sempre più esigenti dei partner europei.
Eurosuicidio però non si ferma solo alla parte "destruens" ma avanza proposte concrete e nello stesso tempo visionarie su come uscire dall'attuale ristagno e inesorabile declino.
L' Unione Europea sembra più una camicia di forza che sopprime le energie vitali di ogni paese, così come è concepita. È ancorata ad una moneta che non ha un vero e proprio Stato dietro ed è impregnata di ideologia ordoliberale.
Forse “ non resta che preparare un piano di uscita perché comunque l'Unione così com'è non durerà.”
Suggerisce dettagliatamente alle nostre classi dirigenti le varie opzioni di uscita prima che sia troppo tardi e chi è interessato può leggere le puntuali pagine del libro su questo tema: ne guadagnerà in conoscenza.
Tutto del testo di Guzzi mi convince ma d'altro canto mi sollecita una domanda a cui sino adesso non credo di aver trovato una risposta: come poter conciliare l'uscita dalla moneta unica e quindi dall'Unione Europea con i valori di solidarietà e sostegno tra i paesi del Continente che devono essere necessariamente mantenuti?
Non si rischia di buttare l'acqua sporca con il bambino? È vero, sono stati strumentalizzati da interessi neoliberisti mercantili, ma non si può ottenere proprio niente da questa Unione?
Proprio in questi tempi in cui l'UE potrebbe diventare un baluardo all'autoritarismo dell'America di Trump e delle potenze come Cina e Russia ?
Si può mantenere un legame stretto tra i paesi europei che non siano i vincoli dell'attuale UE che hanno fallito chiaramente? Un legame che permetta di rivitalizzare i grandi valori europeisti di pace e fraternità, solidarietà, costituzionalismo e democrazia, sicurezza sul continente, che questa Unione Europea ha contribuito anche ad affossare?
Ne parleremo con Gabriele e con Pasquale Tridico il 24 Giugno 2026 a Reggio Calabria nell'ambito della Sessione economia di Calabrie Fes Festival durante l'incontro: Quale speranza per l'Europa? tra crisi, venti di guerra e nuove povertà. Non si può mancare
*Gianni Votano è tra i coordinatori di Calabrie Fes Festival e tra i promotori di Osservatorio Da Sud - Cabalovo. Impegnato nella finanza etica ha contribuito a costituire La Mag delle Calabrie, il primo operatore di finanza etica e mutualistica del Mezzogiorno d’Italia




