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SU BANCA ETICA

  • Gianni Votano, Coordinatore Osservatorio DA SUD
  • 14 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Riceviamo e pubblichiamo da Fabio Camilletti, manager con significativa esperienza nella direzione e gestione di intermediari finanziari e società di servizi, candidato al Consiglio di Amministrazione di Banca Etica nella lista alternativa, nelle recenti elezioni di Maggio 2025 una breve analisi del Bilancio della Banca.

È una analisi che non fa sconti alla governance dell’attuale Banca, ma da cui si può desumere una passione e un amore per lo sviluppo dell’Ente che noi condividiamo.

Non possediamo gli strumenti e la cultura tecnica per verificare le analisi dei dati ma conosciamo la competenza della persona, e soprattutto apprezziamo la preoccupazione delle contraddizioni di Etica Sgr, spesso segnalata agli organi di vertice della capogruppo.

Ovviamente l’Osservatorio è aperto, anzi lo auspica, a ricevere altri contributi di persone socie o consiglieri che hanno altre visioni differenti sui dati di Bilancio e contestano le osservazioni di Camilletti.

Detto questo riconosciamo Banca Etica come un importante istituto creditizio unico nel suo genere che deve essere sostenuto e dove le voci critiche possono e devono avere spazio nell’ambito di un confronto costruttivo dove la tolleranza e il dialogo dovrebbero rappresentare la cifra costitutiva.


Gianni Votano

Coordinatore Osservatorio DA SUD


Banca Etica, un anno dopo: i conti non tornano (ancora)*

Un bilancio che ripropone le stesse contraddizioni che avevamo denunciato. E che merita una lettura critica, oltre gli slogan.

Un anno fa, in occasione del rinnovo del Consiglio di Amministrazione di Banca Etica, un gruppo di soci si presentò con una lista alternativa, portando in assemblea una serie di criticità che ritenevano non più rinviabili. Prevalse il blocco della continuità, che di quelle criticità negò sostanzialmente l’esistenza.

Oggi i soci sono chiamati ad approvare un nuovo bilancio. Vale la pena rileggere i numeri con attenzione, perché le criticità non solo non sono scomparse: sono rimaste quasi intatte.

Gli impieghi restano sotto il 50% della raccolta

Il primo dato è strutturale e dirompente: la banca raccoglie molto più di quanto impieghi in credito. Gli impieghi si mantengono stabilmente al di sotto del 50% della raccolta. Per una banca che fonda la propria identità sull’uso etico del denaro, questo non è un dettaglio tecnico — è una contraddizione di fondo. Il denaro dei soci e dei correntisti, che scelgono Banca Etica proprio per come viene utilizzato, per una quota rilevante non viene utilizzato in modo caratterizzante.

La crescita del credito: un confronto che non regge

Il bilancio sbandiera una crescita del credito dell’8%, contro una media di sistema di poco meno dell’1%. Il confronto, però, è costruito in modo da risultare favorevole: la media “di sistema” è pesantemente condizionata dalle grandi banche, che per dimensione, modello di business e vincoli regolatori hanno dinamiche del tutto diverse. Se il confronto fosse fatto con le banche di dimensioni comparabili — piccole banche, banche di comunità, istituti cooperativi — il risultato sarebbe molto meno lusinghiero, con tassi di crescita degli impieghi anche superiori a quelli di Banca Etica.

Etica SGR: il successo della raccolta diretta non racconta tutta la storia

Viene comunicato con enfasi il superamento del miliardo di euro della raccolta diretta dei fondi di Etica SGR. Un risultato positivo, per carità. Ma nel comunicato non c’è una parola sulla dinamica complessiva della raccolta di Etica SGR, che è diminuita di diversi miliardi. Il segnale è leggibile indirettamente nel crollo del suo contributo al bilancio consolidato di gruppo. Celebrare una componente mentre si tace sul deterioramento dell’insieme non è trasparenza: è comunicazione selettiva.

Il nodo irrisolto delle banche armate socie di Etica SGR

I fondi di Etica SGR investono con criteri di esclusione etici consolidati: niente armamenti, priorità ad ambiente e sociale. Fin qui, tutto coerente. Il problema sta altrove: alcune delle banche socie di Etica SGR figurano negli elenchi delle cosiddette “banche armate”, cioè istituti che finanziano attivamente l’industria bellica. Le commissioni che i cittadini versano scegliendo consapevolmente la finanza etica finiscono così, attraverso questo meccanismo, per remunerare soggetti che fanno esattamente ciò che quei cittadini intendono escludere. È una contraddizione che il CDA conosce, che viene segnalata da anni, e che per un ennesimo anno viene rinviata. In un momento storico in cui centinaia di migliaia di persone scendono in piazza per la pace, il silenzio su questo punto non è neutralità: è una scelta.

L’asse si sposta: dal credito ai servizi

La principale voce di ricavi — e quindi di utile — proviene ormai dalle commissioni, dai servizi e dall’assicurativo, non dal credito. Questo spostamento dell’asse non è neutro: significa che il modello di business di Banca Etica si sta progressivamente allontanando dalla sua vocazione originaria, quella di intermediario del credito responsabile, per avvicinarsi a un modello più da “distributore di prodotti finanziari”. Può essere una scelta strategica consapevole, ma allora va dichiarata e discussa, non lasciata emergere silenziosamente dai numeri.

Il cost/income: finita la migrazione, i costi non calano (o i carichi di lavoro non migliorano)

Il cost/ income è aumentato. Finito il periodo straordinario dei costi legati alla migrazione informatica — che aveva in parte giustificato le inefficienze degli anni scorsi — ci si aspettava un’inversione di tendenza. Non è avvenuta. I costi per il sistema informativo sono effettivamente scesi, ma sono aumentati i costi del personale, a compensazione. In sostanza: la migrazione è finita, ma i risparmi attesi non si sono tradotti in efficienza complessiva, né verso i clienti né verso i dipendenti.

Cosa chiediamo: non l’impossibile, ma la coerenza

Banca Etica continua ad avere un fascino reale e fondato soprattutto per il cliente persona fisica: è una banca che utilizza il denaro in modo diverso, e questo conta. Ma non possiamo accontentarci di questo alone identitario se i numeri raccontano un’altra storia, o ne potrebbero raccontare una migliore.

Abbiamo idealmente un campione del credito sostenibile. Abbiamo una base sociale motivata, una rete di soci che ha scelto consapevolmente. Abbiamo una reputazione che molte istituzioni finanziarie ci invidiano. Eppure permettiamo che tutto questo corra appesantito da contraddizioni evitabili, che rendono la banca — nei fatti, non nelle intenzioni — mediocre.

Non è quello che i soci meritano. E non è quello che il credito etico può e deve essere.

Fabio Camilletti


NOTE *

• L’immagine è presa dal sito Qui Finanza

• Il titolo dell’articolo è dell’autore.


 
 
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